MALTRATTAMENTO GENETICO
Dr. Barbara Gallicchio
Medico Veterinario Libero Professionista
La presa di coscienza riguardo al benessere fisico e mentale dei cani di razza pura non è materia recente. Al congresso WSAVA (Word Small Animal Veterinary Association) di Parigi nel 1967, dopo aver considerato il livello di aberrazione di certi soggetti, considerati “campioni” nelle loro tipologie, soprattutto Bulldog e altri brachicefali spinti, e considerando con preoccupazione che proprio questi individui erano guardati dagli allevatori come i prototipi ideali da perseguire, si attestava “ogni standard dovrebbe contenere una raccomandazione per il giudice della relativa razza che attiri l’attenzione su quei particolari che rivestono importanza ai fini della funzione fisiologica, della capacità di movimento e della integrità fisica” ma il commento di Eberhard Trumler sul suo “Hunde ernst genommen” del 1975 era: “ . . . ciò presuppone naturalmente che ci si renda conto in primo luogo che l’essere continuamente malato non rientra nella normalità dello stato fisico di un cane, ma è un segno inconfondibile di debolezza costituzionale”.
Quarant’anni dopo, buona parte del lavoro quotidiano del Medico Veterinario si basa su difetti congeniti e predisposizioni su base ereditaria oltre che su squilibri endocrini e riproduttivi. Tutti questi problemi sono causati dal semplice fatto che nella selezione delle razze non si tiene conto della fitness biologica (attitudine funzionale, capacità fisica, integrità riproduttiva, resistenza alle malattie) ma di caratteri esclusivamente estetici.
Gli standard di razza sono già fonte di innumerevoli dubbi riguardo il buon senso dei redattori e di chi li ha avvallati, essendo gli autori di dette descrizioni etniche, allevatori e cinologi ma non genetisti né medici veterinari e questi esperti non sono stati, il più delle volte, neppure consultati.

Il maltrattamento genetico si sviluppa su diversi fronti:
  1. selezione estetica per le esposizioni canine, fine a se stessa che, senza controllo, porta ad anomalie determinanti diminuzione della fitness e della stamina – tra cui nanismo e gigantismo eccessivi - o vere aberrazioni, patologie su base ereditaria, inbreeding depression, vulnerabilità a disturbi mentali;
  2. la depressione da consanguineità peggiora parallelamente al numero di individui che vengono scartati dai piani d’allevamento perché affetti da ovvie patologie genetiche (per esempio displasie articolari) insieme con altrettanti cani sani ed equilibrati ma recanti tratti indesiderati come colori, marcature o pigmentazioni non graditi (e spesso mancano anche le competenze necessarie riguardo la genetica dei colori nei redattori degli standard);
  3. allevatori/espositori senza scrupoli presentano nei ring, e quindi promuovono come stalloni, cani che nelle mani altamente professionali di groomer e handler sono “preparati” in modo da esibire un modello morfologico perfetto, anche quando sono coscienti che questi soggetti sono portatori di pericolose patologie ereditarie;
  4. incapacità degli allevatori di cooperare apertamente, confrontandosi e scoprendo insieme quei problemi che emergono, inevitabilmente, e che vengono invece tenuti nascosti per non pregiudicare il successo dei riproduttori mentre dovrebbero compilare registri aperti con la segnalazione delle patologie ereditarie di cui ogni individuo è risultato portatore;
  5. selezione di cani con alterazioni dei comportamenti sociali (da combattimento), riduzione della plasticità comunicativa (tipo bull) e vulnerabilità a aggressività immotivata (selezione della dimensione aggressività). I prodotti di questa selezione controevolutiva (il cane è infatti una specie sociale obbligata) tendono a divenire, con preoccupante frequenza, adulti difficili da gestire per famiglie non esperte e preparate e, di conseguenza, finiscono per essere una componente importante delle popolazioni di animali che passano la loro vita nei canili;
  6. allevamento commerciale senza criteri selettivi (puppy farm) presso “fabbriche di cuccioli” il cui unico interesse è quello economico. In questi allevamenti in batteria i riproduttori non vengono sottoposti ad alcun vaglio selettivo, né morfologico, né sanitario, né comportamentale. Inoltre gli animali vengono detenuti in condizioni di malgestione o addirittura di maltrattamento per deprivazione di stimoli ambientali e sociali.

Nel corso degli ultimi 50 anni, nell’ambito della cinofilia sportiva, si assiste a un progressivo, invadente interesse quasi ossessivo per le esposizioni di bellezza, che diventano l’unico scopo dell’allevatore-selezionatore: far venire al mondo il campione è l’unico vero fine, mentre parallelamente cresce il disinteresse per tutte le caratteristiche diciamo “non estetiche”; le conseguenze non tardano a emergere: siano un generale inbreeding depression, o patologie su base congenita moltiplicatesi a causa della consanguineità e dei successivi colli di bottiglia che vengono imposti alle popolazioni dalla frammentazione in varietà di pelo (peli duri/rasi/lunghi), di taglia (giganti/medi/nani), di colore, ciascuna chiusa all’accoppiamento per divieto, e poi attraverso le stirpi e le linee di sangue che ogni gruppo di allevatori finisce per privilegiare e che sono chiuse per scelta o siano infine, ma non certo ultimi per importanza, problemi a carico della sfera comportamentale; tutto ciò che non è attivamente ricercato nella selezione, andrà perduto.
È stato coniato il termine maltrattamento genetico per indicare il volontario o anche involontario disinteresse per caratteristiche importantissime per la qualità della vita e il benessere dell’animale, fenomeni degenerativi o non adattativi fisici e/o temperamentali, a favore di una spiccata selezione positiva per privilegiare tratti morfologici troppo o del tutto secondari o profili comportamentali disadattativi.

In altre parole il maltrattamento genetico si verifica quando le scelte di selezione sui riproduttori sono condotte ignorando coscientemente o non coscientemente (per ignoranza) i problemi genetici che possono essere fonte di handicap o patologie invalidanti anche mortali o turbe del comportamento. In ogni caso avremo maltrattamento nei confronti dei cuccioli che vengono messi al mondo, profonde ripercussioni sulla relazione tra cane e famiglia d’adozione a causa del coinvolgimento emotivo, gestionale e, non ultimo, finanziario. E per il cane può configurarsi la tragedia dell’abbandono o della soppressione.
Il maltrattamento genetico è ben più grave del maltrattamento fisico di un singolo individuo, è da detestare e da perseguire come forma di crudeltà che ha conseguenze che si trasmettono da una generazione all’altra. Non possiamo ammettere che la storia del cane domestico, iniziata almeno 15-20.000 anni fa, svariati millenni prima dell’addomesticamento di qualunque altro animale o pianta, sia sminuita nel suo valore bioculturale nella nostra stessa storia sociale e questa presa di coscienza deve tradursi in una decisa denuncia contro le molteplici selezioni incoerenti di cui siamo, spesso, testimoni passivi. L’approfondita conoscenza delle tante dimensioni contribuenti è base indispensabile per poter proporre interventi correttivi che dovranno obbligatoriamente coinvolgere e convincere tutte le categorie professionali e amatoriali che gravitano intorno all’allevamento del cane di razza.


Dr. Barbara Gallicchio

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Medico Veterinario, vive e lavora a Milano come Libero Professionista, dedicandosi in particolare alla Medicina Comportamentale, all'Etologia Applicata e alla Teriogenologia Veterinaria. Dal 1974 si occupa di etologia e cinologia e intrattiene rapporti di collaborazione scientifica con studiosi in tutto il mondo. Dal 1995 si è dedicata all'approfondimento dell'addomesticamento e dell'ontogenesi del cane e dei molteplici problemi legati alla selezione moderna delle razze pure. Tiene regolarmente seminari e lezioni nell'ambito di corsi universitari (Docente al Master in Medicina Comportamentale Degli Animali D'Affezione; al Master in Scienze Etologiche; al Master in Attività di Pet Therapy -dell'Università di Pisa- Facoltà di Medicina Veterinaria) e parauniversitari (SIUA, THINKDOG, CSEN). Per hobby si interessa di cinofilia; è referente scientifico di varie associazioni di allevatori di cani di razza. Al momento aree di speciale approfondimento e ricerca sono l'aggressività canina e il maltrattamento genetico.
Con alcuni colleghi ha fondato ASETRA, Associazione di Studi Etologici